Expo Milano

Expo Milano

(Qualche estate fa)…Sono stato all’Expo

14 miliardi di euro, qualcosa come circa 28milamiliardi di lire, è il costo stimato di tutta l’operazione Expo di Milano. Una cifra enorme per quella che, col senno del poi e a conti fatti, si è rivelata (diciamocelo!) una colossale baggianata.

Andiamo con ordine. Le premesse, nei mesi immediatamente precedenti, erano faraoniche. Si prospettavano ritorni da capogiro. L’economia nazionale, con l’arrivo di milioni di visitatori sciamanti per l’intero stivale, avrebbe dovuto addirittura risollevarsi dalla stagnante crisi in cui si dibatte; l’esempio di una organizzazione impeccabile, che avremmo dato al mondo intero, ci avrebbe additato come la Nazione per eccellenza. Con questa manifestazione, sarebbe finalmente partita la risoluzione dei problemi che affliggono i popoli sottosviluppati, con l’avvio dell’estinzione della fame atavica che attanaglia larga parte di questo nostro pianeta. L’input definitivo, quindi, per la risoluzione di ogni problema di coltura, attraverso la intensificazione dei raccolti, l’affermazione del biologico, le concimazioni naturali e tanto tanto altro ancora.

Ebbene, nella torrida estate, della torrida periferia milanese, i padiglioni più affollati e visitati erano quelli (come l’Azerbaijan) che avevano previsto un sistema di refrigerio con acqua vaporizzata, mentre si era costretti a delle lunghissime code, sotto il sole cocente e senza uno straccio di “pagliarella” a fare ombra, per la quasi totalità degli altri padiglioni. Questo caravanserraglio scomposto, dove, bisogna dirlo, le uniche cose piacevoli erano le architetture esterne di molte strutture espositive estere, dopo ore di fila permetteva l’accesso alla scoperta di cose minimali, proposte per cerebrolesi a spasso col cervello, dove si ammiravano piantine esotiche sottovetro o noiosi tabelloni espositivi. Il massimo, per me, l’ha raggiunto il Giappone (molto visitato), dove si cenava “virtuale”. Sì, su un tavolo-schermo apparivano strane pietanze e tu coi bastoncini (sic!) tentavi disperatamente di acchiappare un inconsistente cibo che ti spariva da sotto agli occhi ad ogni girata di pagina elettronica, tranne poi, naturalmente, ad invitare tutti i visitatori (furbetti gli asiatici!) a recarsi all’annesso ristorante giapponese posto all’uscita, dove potevi saziare il tuo, ormai, non più virtuale appetito. Trucchetti da terzo millennio.

13 miliardi e 800 milioni di euro rappresentano l’intera somma prevista per tutte le Regioni meridionali nell’arco di cinque anni per ospedali, trasporti, lavoro, infrastrutture, naturalmente su progetti approvati, acquisiti e finanziati, con questa cifra e solo per questa cifra, dall’Europa. Quale insana sperequazione. Danaro pubblico, di tutti noi, letteralmente buttato dalla finestra per una cosa senza senso né costrutto, e l’elemosina dell’Europa, solo dell’Europa, – per il Governo italiano il Sud è Nazione europea, ma non italiana (ci verrebbe da dire, meno male!, ma non è purtroppo così), – per le Regioni più disagiate di questo nostro continente.

Non un progetto di ampio respiro, non delle sinergie durature, persino il numero dei visitatori è stato un flop, tanto è vero che nell’ultimo periodo, frotte di studenti, a prezzi stracciati, sono stati “incarrettati” verso quello che ormai era un misto tra un parco giochi di periferia e un circo equestre di terza categoria. Il Palazzo Italia, quello “merlettato”, decisamente il più brutto, al suo interno era miseramente “povero”, misero, inconcludente nelle sue proposte. Solo L’Albero della Vita, dallo stesso Autore dichiarato “ispirato” al pavimento del Duomo di Ostuni, e simbolo antichissimo, richiamava attenzione e ammirazione. Oggi, quelle che erano state premesse di immagine e sviluppo sono un lontano ricordo, l’area è senza futuro (forse se ne farà un campo d’accoglienza), tutte le strutture non smantellate marciscono alle intemperie, mentre, però, l’orgoglio italiano all’estero è stato strombazzato con retorica e irresponsabile spocchia dai soliti nostri politicanti, arroccati al potere e alle decisioni da facciata. Dieci milioni di italiani, specie al Sud, stentano la vita, il debito pubblico è alle stelle, la disoccupazione non si sposta di una virgola, le tasse sono al massimo storico e allora, che si fa? si gettano via dalla finestra altre palate di miliardi, tanto è forte il bisogno di autocelebrazione della classe politica italiana. Tav, Mose, Expo, 240.000 auto blu, palazzi di province e regioni, alta velocità, pedemontana, il sempre solo ventilato ponte sullo Stretto che ha prodotto di fatto 5mila miliardi/lira di spesa in inutili “studi” (tutti commissionati al Nord), vari bonus ante-litteram, inutili redditi per improbabili cittadinanze, e chi più ne ha più ne metta, sono le pazze decisioni di chi sta sgovernando questo derelitto Paese da più di 150 anni.

Oltre a fare i conti con la Storia e capire quindi chi siamo veramente e quali sono le enormi potenzialità di ogni parte di questa tartassata e malnata nazione, gli Italiani tutti farebbero bene a comprendere i veri obiettivi da raggiungere e quelli da colpire, a combattere la corruzione, a farsi paladini, ognuno, di onestà e lealtà, altro che futili contrapposizioni, altro che Sud “colonia interna”, altro che antimeridionalismo di Stato: la rinascita del meridione sarebbe di certo il vero rilancio di una Nazione mai nata… ma bisogna cedere poteri ed economie, altrimenti meglio soli, che male accompagnati

Autore: Antonio Pulcrano

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