La “Paranza dei bambini”

giovane con pistola

Paranza – peschereccio
Paranza – rete da pesca da fondo a strascico tirata da due piccole imbarcazioni o da paranze.
Paranza – nel gergo camorristico napoletano può indicare un gruppo di barche per il trasporto di merce di contrabbando oppure la batteria di fuoco di un gruppo camorristico.
Paranza – tecnica di combattimento con il bastone, detta anche bastone siciliano.
Paranza – nei gruppi musicali folcloristici napoletani, gruppo di persone disposte a semicerchio con al centro il leader del gruppo
Paranza – Nella Festa dei Gigli di Nola il gruppo di uomini che sollevano e trasportano a spalla gli otto obelischi e la Barca costruiti in onore di San Paolino.
La paranza – canzone del 2007 di Daniele Silvestri, tratta dall’album Il latitante
Frittura di paranza – frittura di pesce composta prevalentemente da pesci di piccole dimensioni, naselli, triglie, ghiozzi e sogliolette…

 

Orso d’Argento a Berlino per la migliore sceneggiatura al film tratto dal libro omonimo di Roberto Saviano. Ne dovremmo essere felici, come italiani e come napoletani, eppure, ancora una volta, la mistificazione prevale sulla conoscenza.
La parola “paranza” significa tutto quello descritto sopra; significa “peschereccio”, e ricorda quindi sudore e fatica. Vuol dire “rete da pesca”, e anche qui la mente spazia nei porti del Mediterraneo, a quando i pescatori tornavano dalle loro battute, a volte con magre raccolte. E’ “paranza” una tecnica di combattimento, come pure è stata una canzone, oppure rievoca gruppi folcloristici, fino a quel delizioso piatto di frittura, che si prepara la domenica, il cui profumo si spande da un balcone all’altro, e prende il cuore, e avvicina le genti, e apre alla solidarietà.
Ecco, una parola, tanti significati. Come Napoli, una città, tantissime sfaccettature, tante angolazioni, altrettanto tantissime visuali di giudizio e di approccio. Eppure Saviano ne ha sempre vista e descritta una sola, quella più cupa e nera, quella della criminalità, senza neppure considerare, per un attimo, motivazioni sociologiche o “giustificazioni” ambientali, anzi escludendo completamente l’altra parte, il resto, la maggioranza della città intera. Ogni suo libro da “Gomorra”, a “Zero zero zero”, alla “Paranza dei bambini”, è un tragico descrivere avvenimenti e fatti completamente avulsi dal contesto. Non c’è la Napoli di ogni giorno, (come non c’è la società messicana) non ci sono i suoi abitanti, la sua gente, la sua storia. Ogni suo libro potrebbe essere ambientato indifferentemente su Marte o a Sidney oppure ad Addis Abeba, sarebbe sempre una storia chiusa, negletta, circoscritta.
Eppure, oggi, dopo l’Orso, altra buona parte del genere umano immagina i “bambini” di Napoli tutti come una “paranza” di camorra, non certo come una rete a strascico o una gustosissima frittura di pesce.

Autore: Antonio Pulcrano

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