Montevergine e la “Juta dei femminielli”

Strada in salita per il Santuario di Montevergine

Strada in salita per il Santuario di Montevergine

Correva l’anno di Grazia 1256, quando, sotto un porticato ai piedi del monte Partenio, nei pressi di Abellinum (l’odierna Avellino) due giovani dello stesso sesso maschile, furono sorpresi in intimo colloquio, che si baciavano, senza inequivocabile ombra di dubbio. La notizia dell’immorale accadimento si sparse veloce e una moltitudine di “onesti” villici dei luoghi, ergendosi a giudici, rintracciarono i due blasfemi, li legarono con robuste corde tra loro e li fissarono ad una grossa quercia sul monte per vederli morire di stenti o sbranati dai lupi. I loro lamenti, mossero a compassione l’amorevole Madre Schiavona della vicina Cappella, anch’Ella “esiliata” sul monte perché “Madonna brutta”, e le catene si sciolsero come per incanto, rendendo liberi i due malcapitati amanti.

Ancora oggi, nel giorno della Candelora, il 2 febbraio, si celebra la “Juta dei Femminielli”, che risalgono la montagna fino al Santuario, i più a piedi, anche scalzi, tra i tornanti della moderna strada che porta ai 1200 metri del sito, e molti altri attraverso l’antichissima e ardita scala dei mille scalini che s’inerpica lungo i dorsali scoscesi, fino alla cima. Tale scalinata, servì, fin dai tempi pre-cristiani, per la costruzione del tempio pagano della Dea Madre e poi per la realizzazione della originale Cappella, destinata ad ospitare il quadro della Vergine nera del monte, Montevergine, appunto.

La tradizione della “Juta” pare rifarsi addirittura a molti secoli prima di Cristo, quando sul Partenio salivano i Coribanti, sacerdoti eunuchi di Cibele, la madre nera, per i loro riti di iniziazione. Lì si vestivano da donna per poi ridiscendere a valle e girare per le contrade così conciati, suscitando raccapriccio e curiosità tra gli esterrefatti abitanti della zona. Il pellegrinaggio degli omosessuali, oggi, che conta migliaia di partecipanti, non si creda somigli ad una sorta di gay party poiché è, invece, una sentita manifestazione di devozione nei confronti della Madonna, svolta con estrema compostezza e raccoglimento. Molti vengono da posti lontani, accompagnati dal ritmo dei tamburelli, mentre nel piazzale antistante il Santuario una serie ininterrotta di “tammurriate” accoglie i viandanti, indirizzandoli verso il cortile interno, ove, lungo la “scala sacra” di 23 scalini che porta alla Cappella vecchia, s’intonano canti e proposte alla Madre Celeste, fino all’ingresso per la visita, tra pianti e preghiere.

Molte persone dei paesi limitrofi, raccontano di come numerose coppie “irregolari” in ogni senso, fino alla recente regolamentazione di legge e alle aperture della stessa Chiesa di Roma, salissero da Mamma Schiavona per confessare la loro relazione e riceverne una sorta di beneplacito mariano, al di là e al di fuori del giudizio degli uomini. Il Comune di Ospedaletto d’Alpinolo, l’ultimo prima della salita al Santuario, organizza ogni anno e nelle tre maggiori occasioni (Candelora – 15 agosto – 12 settembre) ogni più degna accoglienza delle moltitudini di pellegrini. Da quest’anno sono a disposizione nella pubblica piazza dal recente restauro alcuni bagni suddivisi tra quelli per “donna”, “uomo” e (caso più unico che raro) “no gender”, o “transgender” che dir si voglia.

Ecco un esempio di tolleranza e comprensione di fenomeni che è perfettamente inutile nascondere dietro una pagliuzza, poiché rappresentano, questi come altri, un modo di essere delle genti e anche delle nostre genti, in una religiosità popolare che bisogna accettare, analizzare e intendere in tutta la loro enorme accezione sociale.

Panorama Summonte

Panorama di Summonte dal Monte Partenio

 

Autore: Antonio Pulcrano

Condividi questo Post

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ho letto la Privacy Policy e accetto il trattamento dei miei dati personali in conformità al Regolamento Ue 2016/679.